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L’entropia del Bel Paese, i fantasmi di Nietzsche e la fuga dal futuro

L’entropia del Bel Paese, i fantasmi di Nietzsche e la fuga dal futuro

di Marco Pietro Monguzzi

Monastir (Tunisia), 15 ottobre 2025 — ore 11.41 (UTC+1)



Oggi, 15 ottobre 2026, lo sguardo cala sulla bella Italia avvolto in una grande euforia per la lunga, eccezionale durata e stabilità di questo governo. Eppure, sotto la patina rassicurante di una maggioranza che sembra essersi data come unico programma quello di "non andarsene mai", scorre un pensiero parallelo e ben più oscuro: la consapevolezza che l'immobilismo sia l'unica vera agenda. Travestiti da paladini della democrazia e rassicurati da un improbabile appoggio divino, i nostri governanti hanno perfezionato l'arte di nascondere il futuro.

Per capire il senso di questa stagnazione, basta guardare il calendario. In un caso di sincronicità storica quasi beffarda, il 15 ottobre ha dato i natali a due giganti che, se potessero osservare l'Italia di oggi, non avrebbero pietà per essa: il poeta e scrittore russo Michail Lermontov (1814) e il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844).
L'entropia dell'informazione e il recinto ermetico
Per decifrare il nostro presente, dobbiamo prima misurare quella che potremmo definire l'"entropia dell'informazione" del nostro sistema-Paese. Attingendo alla teoria dell'informazione di Shannon, un sistema sano riduce l'incertezza sul mondo esterno generando sorpresa e nuova conoscenza. Ma in Italia, come evidenziato dai dati del Media Pluralism Monitor europeo, il pluralismo strutturale è depresso da precarietà economica e conflitti di interesse.
Il risultato non è solo una libertà di stampa a metà, ma una frattura localistica regressiva. Assistiamo alla balkanizzazione dell'ecosistema informativo: le comunità digitali si aggregano in tribù autoreferenziali, protette da algoritmi e echo chambers. Si è passati dall'agorà pubblica a un arcipelago di monadi incomunicabili. In termini di teoria dell'informazione, questo "parrocchialismo informativo" rappresenta un drastico abbassamento dell'entropia semantica collettiva: zero sorpresa, zero rischio, pura ridondanza. Il campo delle possibili notizie si restringe a ciò che è prossimale o confermativo dei bias preesistenti. L'informazione non serve più a comprendere il mondo, ma a celebrare un rito di rassicurazione identitaria.
La provincializzazione e la Terza Ondata nascosta
Questa chiusura locale si salda con la cronica incapacità italiana di proiettare il dibattito su scala transnazionale. I problemi complessi vengono miniaturizzati sulla cronaca di prossimità o tradotti in chiave di polemica domestica.
Ma perché c'è questo assoluto bisogno di mantenere il recinto ermetico? Perché fuori da quel recinto si agita la "Terza Ondata". Mentre il dibattito pubblico è ostaggio del campanilismo, i grandi osservatori globali tracciano un quadro radicalmente diverso. Basta leggere i report appena usciti dal Bloomberg New Economy Forum: mentre a Shenzhen si inaugurava il primo distretto urbano gestito interamente da IA predittiva e il South China Morning Post celebrava la nuova alleanza hardware asiatico-africana, a Roma il Parlamento discuteva dell'ennesima proroga. Parallelamente, le analisi del Peterson Institute e di Natixis delineano uno scenario in cui l'impatto dell'IA sul lavoro sta per generare uno shock paragonabile, se non superiore, a quello della concorrenza manifatturiera cinese degli anni Duemila. A questo si aggiunge il rimodellamento demografico globale, con l'invecchiamento in Occidente e la crescita giovanile in altre aree che stanno già riscrivendo le catene del valore.
La classe dirigente europea e italiana, per non affrontare l'evoluzione del mondo e per mantenere i privilegi acquisiti, ha scelto di nascondere questa ondata evolutiva. È un paradosso storico: l'Unione Sovietica, nei suoi ultimi anni, aveva elaborato un'utopia in cui la modernizzazione tecnologica avrebbe dovuto liberare l'umanità dal lavoro meramente fisico. Oggi, di fronte a un'Intelligenza Artificiale che realmente sta trasformando il lavoro, l'Europa non ha alcuna utopia, alcun piano di emancipazione. Ha solo paura. E per non affrontare il trauma dell'adattamento, preferisce il conforto del campanile.
L'eroe del nostro tempo e l'Ultimo Uomo
Ed è qui che i fantasmi del 15 ottobre ci vengono in aiuto per completare la diagnosi.
Se guardiamo alla nostra classe politica e intellettuale attraverso le lenti di Michail Lermontov, non possiamo non vedere in essa il ritratto di Un eroe del nostro tempo. Il protagonista di Lermontov, Pečorin, è un uomo brillante, cinico, profondamente annoiato. È un "uomo superfluo" che spreca le sue immense energie in micro-drammi personali, in tatticismi amorosi e sociali, perché è incapace di trovare uno scopo storico. Non è questa la metafora perfetta dei nostri leader? Eccellenti nelle retrovie del tatticismo quotidiano e abilissimi nel mantenimento del potere, ma tragicamente paralizzati di fronte alla macro-storia. Sono gli "eroi" di un'epoca che ha rinunciato alla strategia: uomini superflui alla guida di un Paese che sta diventando superfluo.
E se proviamo ad ascoltare Friedrich Nietzsche, nato esattamente trent'anni dopo Lermontov, la critica si fa clinica. Non c'è bisogno di evocare il caos dionisiaco per capire il nostro dramma; basta guardare all'Ultimo Uomo. Descritto nel Così parlò Zarathustra, l'Ultimo Uomo è colui che ha inventato la "felicità", che cerca solo il comfort, la sicurezza e il gregge, rifuggendo ogni rischio e ogni grande sfida storica. Le echo chambers in cui ci siamo rinchiusi non sono altro che macchine per la produzione di bassa entropia: ambienti a zero sorpresa, dove l'informazione non serve a comprendere il mondo, ma a confermare che il recinto è ancora in piedi. Le tribù digitali italiane, dove la validazione della notizia non avviene per coerenza logica ma per appartenenza al gruppo, sono il trionfo di quella "morale del gregge" che Nietzsche tanto disprezzava. Abbiamo terrore della Terza Ondata, dell'IA e della competizione globale, e per questo abbiamo scelto l'ibernazione.
Rompere il recinto
Il 15 ottobre 2026 ci lascia in eredità l'illusione di una stabilità che è solo attesa della fine. L'Italia ha ridotto la sua entropia informativa per non sentire il rumore del mondo che cambia, ignorando i moniti che arrivano dai mercati globali e dalla storia. Ma la termodinamica non perdona: l'entropia, in un sistema chiuso, non porta solo al collasso, ma alla morte biologica.
Per affrontare la Terza Ondata, per governare l'IA e le biotecnologie senza esserne travolti, dovremmo avere il coraggio di smettere di essere gli "eroi" annoiati di Lermontov e gli Ultimi Uomini di Nietzsche. Dobbiamo avere la forza di uscire dal recinto protettivo del parrocchialismo. Il futuro non si nasconde sotto il tappeto del campanile, e la vera libertà non si trova nella garanzia del comfort. O si ha il coraggio di cavalcare il cambiamento globale, o si accetta di esserne lo spettatore passivo, destinati a estinguersi nel conforto della propria stanza.
Marco Pietro Monguzzi

Note e Glossario per il lettore

Per chi volesse approfondire i concetti chiave dell'articolo senza perdersi nel "giargon" accademico.
1. Cos'è l'"Entropia dell'informazione" (Claude Shannon)? Nella fisica, l'entropia è il disordine. Ma nel 1948, il matematico Claude Shannon usò questa parola per la teoria dell'informazione, dandole un significato opposto: l'entropia è la "sorpresa". Facciamo un esempio: Se lancio una moneta truccata che ha "Testa" su entrambe le facce, il risultato è certo. Non c'è sorpresa, l'entropia è zero, e non ricevo nessuna nuova informazione. Se lancio una moneta normale, il risultato è incerto (massima sorpresa), quindi l'entropia è alta. Nell'articolo: Quando si dice che l'Italia ha "abbassato l'entropia informativa", si intende che ci siamo rinchiusi in bolle (i social media, i giornali di parte) che ci dicono solo ciò che vogliamo già sentire. È come lanciare la moneta truccata: zero sorpresa, zero crescita, pura noia.
2. Cos'è il "Media Pluralism Monitor" e la "Balkanizzazione"? Il Media Pluralism Monitor è un "check-up" annuale fatto dall'Europa per misurare la salute e la libertà dei media nei vari Paesi. La Balkanizzazione è un termine politico che indica la frammentazione di un'area grande in tanti piccoli pezzi ostili tra loro (prende il nome dalla Penisola Balcanica, storicamente divisa). Nell'articolo significa che non abbiamo più un dibattito pubblico nazionale unito, ma migliaia di piccoli "staterelli" digitali (le tifoserie da social network) che non comunicano tra loro e si odiano a vicenda.
3. Cos'è la "Terza Ondata" e chi sono gli osservatori citati? La "Terza Ondata" (spesso chiamata anche Quarta Rivoluzione Industriale) si riferisce allo shock tecnologico attuale, guidato dall'Intelligenza Artificiale, dalle biotecnologie e dall'automazione spinta. Per capire quanto sia grave, l'articolo cita dei "termometri" globali:
  • Bloomberg New Economy Forum: Un summit dove i grandi poteri economici mondiali discutono del futuro dell'economia e della tecnologia.
  • Peterson Institute e Natixis: Due dei più importanti think tank (centri di ricerca e analisi) al mondo. Se loro dicono che l'IA cambierà il lavoro più di quanto fece la Cina negli anni 2000, c'è da fidarsi.
4. Chi era Michail Lermontov e cos'è un "Uomo Superfluo"? Michail Lermontov è stato un grandissimo scrittore russo dell'800. Il suo romanzo Un eroe del nostro tempo racconta la storia di Pečorin. Pečorin è il tipico "Uomo Superfluo" della letteratura russa: un ragazzo intelligentissimo, affascinante, pieno di energie, ma completamente inutile alla società. Invece di fare grandi cose, spreca il suo tempo in duelli, giochi d'azzardo e conquiste amorose, perché è annoiato e non crede in nulla. Nell'articolo, è la metafora perfetta per i nostri politici: bravissimi nelle piccole manovre di palazzo (le tattiche), ma del tutto inutili per risolvere i grandi problemi del Paese.
5. Chi è l'"Ultimo Uomo" di Friedrich Nietzsche? Friedrich Nietzsche è uno dei filosofi più importanti di sempre. Nel suo libro Così parlò Zarathustra, immagina il futuro dell'umanità. Da una parte c'è l'Oltreuomo (chi crea, chi rischia, chi abbraccia la vita in tutta la sua difficoltà). Dall'altra c'è l'Ultimo Uomo. L'Ultimo Uomo è l'antieroe per eccellenza. È colui che ha eliminato ogni fatica, ogni rischio e ogni grande ideale pur di stare al calduccio. Non vuole più guardare le stelle, non vuole più sforzarsi, vuole solo il suo piccolo comfort, la sua piccola sicurezza e stare in mezzo al "gregge" (la massa) per non sentirsi diverso. Nietzsche lo descrive mentre "sbatte le palpebre" soddisfatto della sua mediocrità. Nell'articolo, l'Ultimo Uomo è l'italiano medio (e la sua classe dirigente) che ha paura dell'Intelligenza Artificiale e del futuro, e preferisce nascondersi dietro le proprie certezze da campanile pur di non affrontare la fatica del cambiamento.
6. Cosa sono le "Monadi" (da Pitagora a Leibniz)? Nell'articolo si parla di un "arcipelago di monadi incomunicabili". Ma cos'è una monade? È un concetto filosofico affascinante che ha cambiato significato per oltre duemila anni, passando dalla matematica alla psicologia dei social network. Ecco la sua evoluzione:
  • I Pitagorici: L'Uno matematico. Per i seguaci di Pitagora (nell'antica Grecia), la "monade" era semplicemente l'Unità, l'Uno assoluto. Era il principio matematico da cui nascevano tutti gli altri numeri e, di conseguenza, l'ordine e l'armonia dell'universo. Era un concetto astratto, legato alla geometria e al cosmo.
  • Giordano Bruno: L'atomo vivente. Nel Rinascimento, il filosofo Giordano Bruno fa un passo avanti: la monade smette di essere solo un numero astratto e diventa il "mattone" minimo e indivisibile della realtà. Non è più solo geometria, ma un atomo che è vivo e animato (unendo materia e spirito).
  • Leibniz: Le "Monadi senza finestre". Nel 1714, il grande genio Gottfried Wilhelm Leibniz rivoluziona tutto. Per lui, l'universo non è fatto di una sola Monade (l'Uno di Pitagora), ma di infinite monadi. Non sono pezzi di materia, ma veri e propri "atomi spirituali", centri di coscienza. La caratteristica più geniale (e terrificante) delle monadi di Leibniz è che sono "senza finestre". Significa che sono completamente isolate: non possono ricevere input dall'esterno né comunicare direttamente con le altre. Ognuna vive nel suo mondo interno, sviluppando i propri pensieri in modo autonomo. Come fanno a formare un universo ordinato se non comunicano? Leibniz dice che è Dio ad averle sincronizzate tutte perfettamente fin dall'inizio (la famosa "armonia prestabilita"), come tanti orologi perfetti regolati sulla stessa ora.
Perché l'abbiamo usata nell'articolo? Quando oggi parliamo di "monadi incomunicabili" sui social network, usiamo proprio l'immagine di Leibniz. Le nostre "tribù digitali" e le echo chambers sono come le monadi leibniziane: chiuse in se stesse, "senza finestre" verso chi la pensa diversamente. Ognuna vive nella propria bolla, convinta di avere ragione, senza poter davvero comunicare o scambiare idee con le altre. La differenza tragica è che, a differenza dell'universo di Leibniz, non c'è nessun Dio a garantire la nostra "armonia prestabilita": c'è solo il rumore di un Paese che ha chiuso le finestre e non sa più dialogare.