L’Artico tra sovranità storica, diritto del mare e nuove tensioni strategiche
di -MM- Marco Monguzzi -marca temporale venerdi 23/01/2026 h 10.30 am. Mahdia
Introduzione
A Lenno, sulle rive del lago di Como, la Villa del Balbianello si erge come un miraggio tra cipressi e acque scintillanti. Luogo di riposo per cardinali, set cinematografiche per Star Wars: Episodio II e Casino Royale, nasconde però un’anima meno nota, ma profondamente legata ai confini estremi del pianeta: ospita infatti il più importante museo italiano dedicato alle spedizioni polari, con un focus particolare sull’Antartide.[^1] È qui, tra modellini di slitte, bandiere sventolate al vento dei ghiacci e le lettere ingiallite di esploratori dimenticati, che il mito del Polo incontra la memoria collettiva — non come semplice avventura, ma come anticipazione di ciò che oggi chiamiamo geopolitica artica.
Per gran parte della storia moderna, l’Artico — come l’Antartide — è stato percepito come un’estensione periferica del sistema internazionale: un territorio remoto, inospitabile, marginale nelle narrazioni globali. Solo in rare occasioni ha catturato l’immaginario collettivo: dalla tragica epopea del dirigibile Italia di Umberto Nobile nel 1928 al dramma della “Tenda Rossa”, storie di coraggio e solitudine che sembrano uscite da un romanzo più che da un bollettino diplomatico.[^2]
Oggi, però, il Grande Nord non è più terra di esploratori solitari, ma un nodo strategico dove si intrecciano sicurezza nucleare, competizione economica e ridefinizione giuridica dei confini marittimi. A differenza dell’Africa, mai soggetta a una “Conferenza di Berlino artica”, la regione è stata suddivisa in due fasi storiche distinte, entrambe caratterizzate da visioni contrastanti di sovranità e controllo.[^3]
Fasi storiche della delimitazione artica
1. La teoria dei settori polari (1907–1926)
All’inizio del XX secolo, Canada e Impero russo — quest’ultimo sostituito dall’Unione Sovietica — avanzarono la cosiddetta Teoria dei Settori, secondo cui linee meridiane tracciate dai confini nazionali fino al Polo Nord avrebbero definito spicchi triangolari di sovranità.[^4] Il Canada formalizzò questa dottrina nel 1925 (anticipata già nel 1907), mentre Mosca la adottò con decreto nel 1926.[^5] Sebbene geometricamente elegante, tale approccio fu respinto da Stati Uniti e Norvegia, che ne contestarono la legittimità giuridica.[^6] La comunità internazionale non la riconobbe mai pienamente, lasciando la questione in sospeso fino all’avvento di un nuovo quadro normativo.
2. L’era dell’UNCLOS (1982–oggi)
La Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) del 1982 ha ridefinito radicalmente la geografia giuridica dell’Artico, sostituendo gli “spicchi” con misure basate sulla distanza dalla costa:
12 miglia nautiche: acque territoriali, con sovranità piena;
200 miglia nautiche: Zona Economica Esclusiva (ZEE), con diritti esclusivi sulle risorse marine.[^7]
La vera contesa contemporanea, tuttavia, si svolge oltre le 200 miglia, sul fondo oceanico. Russia, Danimarca (per la Groenlandia) e Canada stanno conducendo estese campagne oceanografiche per dimostrare che le loro piattaforme continentali si estendono geologicamente oltre il limite convenzionale, al fine di rivendicare diritti esclusivi su aree ricche di idrocarburi e minerali.[^8]
Precedenti storici: il caso dell’Alaska
Un precedente fondamentale nella geopolitica artica è l’acquisto dell’Alaska da parte degli Stati Uniti nel 1867. All’epoca, il territorio — noto come America Russa — era una colonia dell’Impero russo, divenuta economicamente insostenibile e strategicamente vulnerabile di fronte alle ambizioni britanniche nel Canada.[^9] Lo zar Alessandro II decise quindi di cederla per 7,2 milioni di dollari, l’equivalente di circa 2 centesimi per acro (circa 140–150 milioni di dollari odierni) per un’area di oltre 1,5 milioni di km².[^10]
Il Trattato di Cessione, firmato il 30 marzo 1867, fu redatto in inglese e francese — lingua diplomatica della corte russa — ma non in russo.^11(?) Il pagamento, effettuato solo il 1° agosto 1868, fu intestato a Edouard de Stoeckl, ministro plenipotenziario russo, e l’assegno originale è oggi conservato negli Archivi Nazionali degli Stati Uniti, tra i documenti più visitati.[^12] Inizialmente deriso come “la follia di Seward”, l’affare si rivelò strategico: la scoperta dell’oro nel Klondike (1896) e, in seguito, di enormi giacimenti di petrolio e gas, trasformò l’Alaska in uno dei territori più redditizi dell’Unione.[^13]
Questo episodio illustra una verità duratura: il valore geopolitico dell’Artico emerge spesso in ritardo rispetto alla sua acquisizione — ma quando emerge, è decisivo.
L’Artico contemporaneo: sicurezza, clima e nuovi attori
Oggi, la penisola di Kola — cuore della deterrenza nucleare russa — ospita la maggior parte delle armi strategiche di Mosca, posizionate a ridosso di Norvegia e Finlandia.[^14] Secondo Andreas Østhagen, Senior Fellow del The Arctic Institute e ricercatore senior presso il Fridtjof Nansen Institute di Oslo — il principale centro norvegese per gli affari internazionali artici — «nell’Artico, la Russia ha la maggior parte delle armi nucleari strategiche di cui ha bisogno come deterrenza. È una garanzia di sicurezza e sopravvivenza».[^15] Tale presenza non è puramente difensiva: funge da segnale di forza verso la NATO e i Paesi nordici.^16
Di fronte a questa minaccia, la Groenlandia assume un ruolo cruciale. Situata lungo le traiettorie missilistiche tra Russia e costa orientale degli Stati Uniti, ospita la Pituffik Space Base, base statunitense garantita da un trattato del 1951 con la Danimarca.[^17] Come osserva Østhagen, «qualsiasi cosa la Russia voglia inviare verso il Nord America — missili balistici, ipersonici o bombardieri nucleari — viaggerebbe principalmente attraverso lo spazio aereo groenlandese».[^18]
Parallelamente, il cambiamento climatico sta sciogliendo il ghiaccio marino a un ritmo senza precedenti. Entro pochi decenni, d’estate potrebbe scomparire del tutto, aprendo rotte commerciali come la Via Marittima del Nord e rendendo accessibili risorse minerarie finora intrappolate.[^19] Questa “tempesta perfetta” di fattori — sicurezza, clima, risorse — ha attratto non solo le otto nazioni artiche, ma anche attori extra-regionali come Cina, India, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Indonesia, interessati più a status strategico che a espansione territoriale.[^20]
Come sintetizza Østhagen: «C’è l’idea che lassù stia succedendo qualcosa di decisivo — e che chi non ci sarà, rischierà di restare indietro».[^21]
Conclusioni
L’Artico non è più un vuoto bianco sulla mappa, ma un laboratorio di sovranità fluida, dove il diritto internazionale, la geologia sottomarina e la deterrenza nucleare si sovrappongono. Non esiste un “anno zero” di spartizione, ma un processo continuo, ancora in corso, che mescola scienza, diplomazia e potenza. In questo nuovo Grande Nord, il ghiaccio si scioglie — ma le tensioni si induriscono.
Note
[^1]: Museo delle Esplorazioni Polari “Silvio Zavatti”, Villa del Balbianello, FAI – Fondo Ambiente Italiano. Cfr. https://www.fondoambiente.it/luoghi/villa-del-balbianello.
[^2]: Wilbur Cross, Disaster at the Pole: The Tragedy of the Airship Italia and the 1928 Nobile Expedition, Lyons Press, 2002.
[^3]: W. E. Butler, The Arctic and International Law, Martinus Nijhoff, 1978.
[^4]: John H. Crabb, The Nordic Challenge: Scandinavia and the Superpowers, Praeger, 1985, p. 72.
[^5]: Oran R. Young, The Arctic: A Regional Regime in the Making, in International Regimes, Cornell University Press, 1982.
[^6]: United States Department of State, Limits in the Seas No. 104: Maritime Claims of the Arctic Coastal States, 1986.
[^7]: United Nations Convention on the Law of the Sea (UNCLOS), Montego Bay, 10 December 1982, Art. 3 e 55.
[^8]: Ron Macnab, “Continental Shelf Submissions in the Arctic: Legal and Scientific Challenges,” Ocean Development & International Law, vol. 42, no. 1 (2011), pp. 1–19.
[^9]: David Hunter Miller, The Alaska Treaty, The Huntington Library, 1943.
[^10]: U.S. National Archives, “Treaty with Russia for the Cession of Alaska,” Record Group 11.
[^12]: U.S. National Archives, “Check for the Purchase of Alaska,” August 1, 1868.
[^13]: Claus-M. Naske and Herman E. Slotnick, Alaska: A History, University of Oklahoma Press, 2011.
[^14]: Andreas Østhagen, “After the Russian invasion of Ukraine in February 2022, Norway’s proximity to Russia is cause for security concerns along three strands,” The Arctic Institute, February 25, 2022.
[^15]: Intervista citata in Østhagen, “Trump’s Greenland interest is a sign of a wider Arctic security interest, but the way it is expressed is troubling for Arctic geopolitics,” The Arctic Institute, January 10, 2025.
[^17]: Agreement between the United States and the Kingdom of Denmark regarding the Defense of Greenland, April 27, 1951.
[^18]: Østhagen, “Trump's interest in Greenland overlooks its actual geopolitical significance and will further strain US-European relations,” The Arctic Institute, March 29, 2025.
[^19]: IPCC, Special Report on the Ocean and Cryosphere in a Changing Climate, 2019.
[^20]: Østhagen, “This article explains the dynamics of the United Arab Emirates (UAE) emerging Arctic strategy and the role of Russia and Norway in it,” The Arctic Institute, December 10, 2024.
[^21]: Østhagen, “Trump’s Greenland interest…”, op. cit.
Bibliografia selettiva
Østhagen, Andreas. Ocean Geopolitics. Edward Elgar Publishing, 2022.
Østhagen, Andreas. Coast Guards and Ocean Politics in the Arctic. Palgrave Macmillan, 2020.
The Arctic Institute. Profilo di Andreas Østhagen: https://www.thearcticinstitute.org/expert/andreas-osthagen/
UNCLOS (1982). United Nations Treaty Series, vol. 1833.
Naske, Claus-M., and Slotnick, Herman E. Alaska: A History. University of Oklahoma Press, 2011.
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