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Lo specchio della storia: tra realtà, finzione e il battito d’ali di una farfalla

 Lo specchio della storia: tra realtà, finzione e il battito d’ali di una farfalla

Nota per il lettore

Questo testo è stato redatto il 4 gennaio 2026, sulla base di fonti primarie verificate (Reuters, AP, BBC, CGTN, Tal Cual, Efecto Cocuyo). Non è fiction. Non è ipotesi. È cronaca di un momento storico.



Il Venezuela dopo l’Operazione “Absolute Resolve” – 4 gennaio 2026

Parlare di quanto riportano oggi i media globali sul Venezuela è come voler infilare la mano in un nido di vespe: per animi semplici come i nostri, è meglio procedere con cautela. Eppure, pur consapevoli dei nostri limiti — non siamo storici, né strategi, né profeti — sentiamo il bisogno di comprendere qualcosa. Perché ciò che accade non è solo cronaca: è un evento con effetto farfalla. E quel piccolo battito d’ali del presidente Maduro — reale, documentato, trasformato in prigioniero — ha già scatenato l’uragano.


La fine della guerra ibrida

Fino al 3 gennaio 2026, il Venezuela era considerato il caso paradigmatico di guerra ibrida: un conflitto combattuto con sanzioni, accuse penali, diplomazia coercitiva e pressione economica. Ma quella fase è finita. Come riporta Reuters:

Venezuelan President Nicolas Maduro was in a New York detention center on Sunday after President Donald Trump ordered an audacious U.S. raid to capture the South American leader and take control of the country and its vast oil reserves.”

L’operazione Absolute Resolve”, scattata all’alba del 3 gennaio, ha segnato il ritorno del regime change militare diretto — il primo su scala continentale dal 2003. Esplosioni hanno squassato Caracas, l’elettricità è stata spenta in vaste aree, e forze speciali USA hanno estratto Maduro e sua moglie Cilia Flores da una base militare, trasportandoli prima su un elicottero, poi sulla USS Iwo Jima, infine in un aeroporto di New York.

Panama 1989, versione 2.0

Se esiste un precedente, è l’invasione di Panama del 1989. Come allora, anche oggi:

  • Il leader è criminalizzato: Maduro non è più un avversario politico, ma un “narco-terrorista”. L’Associated Press ricorda che “Maduro and other Venezuelan officials were indicted in 2020 on narco-terrorism conspiracy charges”, e sabato è stata emessa una nuova incriminazione che dipinge il suo governo come “a corrupt, illegitimate government fueled by a drug-trafficking operation”.

  • La giustificazione è “umanitaria”: Trump ha dichiarato che l’obiettivo è “reducing the flow of dangerous drugs into the U.S.”.

  • L’operazione è rapida e chirurgica: nessuna occupazione di lungo termine — almeno per ora.

  • C’è una “finestra di legittimazione interna”: una parte dell’opposizione venezuelana celebra l’evento (come a Doral, Florida, dove la folla gridava “Liberty! Liberty!”), mentre il regime è ormai visto come “illegittimo” da Washington.

E come a Panama, Trump ha usato parole inequivocabili:

We’re going to run the country until such time as we can do a safe, proper and judicious transition.”
(—
AP, 4 gennaio 2026)


Le radici storiche di un gesto antico

Non siamo nati ieri. Deporre un sovrano straniero per imporne un altro è una pratica antica quanto il potere stesso.

  • Atene imponeva democrazie a Mitilene e Samo con le triremi.

  • Roma creava e rovesciava re clienti come Tolomeo d’Egitto.

  • Pipino il Breve donò i territori longobardi al papa, nascendo gli Stati Pontifici.

  • Napoleone insediò fratelli e cognati su troni da Madrid a Napoli.

  • Hitler impose Quisling a Oslo, Pétain a Vichy, Szálasi a Budapest.

  • URSS e USA giocarono a scacchi con Praga, Teheran, Santiago durante la Guerra Fredda.

Oggi, il metodo è più tecnologico, ma la sostanza è la stessa: la sovranità è relativa, e il diritto internazionale è selettivo.

La reazione del mondo

La Cina ha reagito con forza. Come riporta CGTN:

The U.S. move is in clear violation of international law, basic norms in international relations, and the purposes and principles of the UN Charter.”

La Russia non ha ancora rilasciato una dichiarazione formale, ma il silenzio non è indifferenza — è calcolo strategico.

Nel frattempo, Venezuela Analysis sottolinea che “Venezuelanalysis has regularly provided very useful description, analysis, and commentary on developments in Venezuela, rarely available in the US” — un monito alla narrativa unilaterale.

Eppure, Tal Cual e Efecto Cocuyo — pur critici del regime — documentano una nazione spaccata: da un lato, “Cabello niega che Maduro abbia offerto di lasciare il potere”; dall’altro, “pescatori di Falcón temono più la persecuzione di Maduro che i bombardamenti di Trump”.

Conclusione: tra realtà e uragano

Oggi, il confine tra realtà e narrazione è stato superato: l’evento è reale.
Se il raid contro Maduro è reale — e lo è — siamo di fronte a una
frattura epocale nell’ordine internazionale: l’unilateralismo torna in forma estrema, e la sovranità dei piccoli Stati è definitivamente relativa.

E in questo nuovo mondo, una cosa è certa:


Il battito d’ali è stato udito. L’uragano è già iniziato.

Appendice analitica: le prossime 72 ore (5–7 gennaio 2026)

1. Reazione dell’ONU e del Consiglio di Sicurezza

  • Lunedì 5 gennaio, il Consiglio di Sicurezza terrà una riunione di emergenza, richiesta dalla Colombia (fonte: AP).

  • Russia e Cina presenteranno una risoluzione di condanna: verrà vetoata da USA, UK, Francia.

  • António Guterres emetterà una dichiarazione di “estrema preoccupazione”, ma senza potere esecutivo.

  • Risultato previsto: stallo istituzionale, ma legittimazione della narrativa anti-USA nel Sud globale.

2. Mercati finanziari

  • Petrolio: il Brent salirà sopra 80 USD/barile lunedì, per timori di interruzione delle esportazioni (attualmente ~800.000 barili/giorno).

  • Eni: rialzo tra il +5% e +8% a Piazza Affari, grazie alle attese di accesso ai giacimenti (es. Perla).

  • Bond venezuelani: impennata speculativa sui titoli in default — gli investitori scommettono su un nuovo governo che rinegozi il debito.

  • Oro: aumento della domanda come bene rifugio.

3. Resistenza interna in Venezuela

  • Fazioni militari: se il generale Vladimir Padrino López non riconosce Rodríguez, si rischia una guerra civile tra le élite armate.

  • Milizie bolivariane (colectivos) potrebbero lanciare attacchi contro ambasciate USA o obiettivi simbolici.

  • Popolazione: polarizzazione estrema — proteste pro-Maduro a Caracas vs. celebrazioni in zone opposte.

  • Delcy Rodríguez, pur nominata presidente ad interim dalla Corte Suprema, ha dichiarato: “There is only one president in Venezuela, and his name is Nicolás Maduro Moros” (AP) — segnale di resistenza simbolica, non di collaborazione.

4. Rischi geopolitici

  • Cuba potrebbe ritirare i suoi consulenti di intelligence, temendo rappresaglie.

  • Iran e Hezbollah potrebbero inviare consiglieri alle milizie lealiste.

  • Colombia chiuderà il confine per timore di un’ondata di rifugiati.

-mm-